Il quotidiano inusuale di Carlo Benvenuto

Alla GAMeC di Bergamo dal 7 ottobre al 15 gennaio 2017 si può visitare la mostra “Scala 1:1”  [1] di Carlo Benvenuto, fotografo di Stresa, che usa negativi tradizionali e rifiuta l’uso del digitale e del foto-ritocco. È un artista che ama lavorare con immagini e tinte cromatiche, sovrapponendo più negativi per creare inedite atmosfere dal taglio classico e pittorico.

In una grande sala dai soffitti alti e bianchi si presentano fotografie, appunto in scala 1:1, dove a dominare lo spazio sono nature morte, tavoli, su cui sono appoggiate diverse cibarie e oggetti d’uso quotidiano, tutti quanti caratterizzati da inusuali colori anti-realistici.

L’occhio del visitatore corre veloce da una fotografia all’altra, guardando in modo indefinito l’ananas nero preparato su di un tavolo con tovaglia talmente bianca e cangiante, che pare di poterla toccare e compiere quel gesto usuale e abitudinario: quello di distenderla, di sistemarla, facendola ben aderire alla superficie in modo da non creare pieghe o risvolti.

Ma è il colore rosso, acceso, fiammeggiante, che attira maggiormente l’attenzione all’interno della sala. Una fotografia spicca interamente per il colore rosso: rosso il tavolo, rossa la tovaglia, rosso il pavimento, rosso lo sfondo. Unici colori aggiuntivi sono il giallo di un piccolo vassoio, il nero di una banana e tre pere e il bianco di un minuscolo cartiglio. È poesia dell’immaginario!

Sembra di entrare in un luogo indefinibile, fuori dal tempo, dove l’impostazione artistica della scena filtra un forte senso di classicismo, imponente, ferreo, che, però, contrasta in modo vivace e irriverente con un colore artificioso.

La personale del fotografo di Stresa apre un’interessante riflessione sulla realtà di ogni giorno, sui suoi aspetti abitudinari e irreali, sulle componenti cromatiche, che talvolta accendono e talvolta rivestono di una nuova configurazione le cose. Benvenuto riesce a conferire alle sue fotografie uno statuario e preciso ordine, oltre a un sentimento di perenne sospensione e di un’attesa quasi assurda di un fantastico Godot.

 

[1] La mostra è curata dal direttore della GAMeC, Giacinto di Pierantonio.

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