Malevič a sorpresa

Visitare la mostra di Kazimir Malevič alla GAMeC di Bergamo[1] si è rivelato una inattesa esperienza. Premettendo che amo l’arte in tutti i suoi aspetti, ma non nutro grande interesse per il Suprematismo, sono stata piacevolmente contraddetta da questa mostra curata da Evgenija Petrova e Giacinto Di Pietrantonio.

La retrospettiva si apre con la visione del filmato dello spettacolo “Vittoria sul Sole”[2], opera di musica, arte, poesia e teatro, creata dall’artista insieme a Michail Matjušin e Aleksej Kručënych, di cui è possibile anche vedere i diciannove variopinti costumi di scena, che Kazimir realizzò oltre alla scenografia[3]. Tale opera, che fu rappresentata una sola volta nel 1913, è stata per l’occasione filologicamente ricomposta sui disegni originali, sulla musica, sui testi e sulle poche immagini fotografiche esistenti.

Le altre sale seguono in maniera ordinata e cronologica i diversi passaggi di stile che il poliedrico pittore ha attraversato: dal simbolismo al neoimpressionismo, dal cubofuturismo all’astrattismo. Sempre con attenzione si confronta il suo lavoro con quello di altri artisti, che, come Malevič, calcano il palcoscenico russo di inizio Novecento: il pittore simbolista Il’ja Repin, la polivalente Natalija Gončarova e Michail Jakovlev.

Nei primi anni dieci del Novecento Malevič realizza opere come “Studio per affresco. Autoritratto” (1907) di formazione simbolista, “Mucca e Violino” (1913) e “Composizione con La Gioconda” (1914) entrambi di matrice cubista. Ma a sancire il salto definitivo all’Astrattismo geometrico o, per utilizzare la parola coniata da Malevič, al Suprematismo, è l’opera “Quadrato nero su fondo bianco” (1913-1915), a cui seguono croci e cerchi neri, quadrati rossi e bianchi.

Come afferma l’artista, “il quadrato […] è il volto della nuova arte! Prima di lui c’erano ingenue brutture e copie della realtà”. Il quadrato diventa la forma geometrica, che solo l’uomo è riuscito a creare, infatti in natura non esiste. Pertanto rappresenta la forza costruttrice dell’uomo, che domina angoli e segmenti[4].

Il Suprematismo è un’arte che vuole liberarsi dal naturalismo, approdando a uno stile astratto, che ricerca un contatto con il mondo spirituale attraverso l’arte e la pittura, che assumono un valore immateriale e simbolico. A tal proposito sono presenti nella mostra alcune icone russe del XV-XVI secolo per rimarcare la forte affinità delle opere di Malevič con la sfera religiosa.

Il “Quadrato nero su fondo bianco”, quando viene esposto per la prima volta nella mostra “0.10” curata dall’artista stesso a Mosca nel 1915, ha una sistemazione inusuale e alquanto strana: è collocato all’incrocio tra il soffitto e due pareti convergenti. La tipica collocazione delle icone sacre nelle case in Russia.

Per Kazimir la attività d’artista deve essere interpretata come una funzione totale, che si esplica in tutte le sfaccettature dell’arte intesa come forma creativa con cui l’uomo si mette a contatto con il mondo. Una sala della mostra è infatti dedicata ai suoi progetti architettonici, ai disegni e agli oggetti di design, che mostrano in toto la poliedricità di questo artista: i plastici Architekton degli anni Venti riguardanti la città utopica del futuro, le pitture smaltate su porcellana, le tele-progetto per tessuti dal decoro suprematista, gli acquerelli Tribuna per oratori e Modello per un dipinto murale (1920) e i bozzetti per gli abiti suprematisti (1923).

L’arte, però, come sempre accade, deve fare i conti anche con il governo e lo stato in cui nasce. Come per altri movimenti artistici di quegli anni, il Suprematismo e il suo fondatore devono affrontare il regime sovietico, che mostra sempre più un atteggiamento ostile e conflittuale. Questa situazione di tensione politico-artistica si esprime vivamente nei lavori di Malevič dopo il 1927, in cui si nota un ritorno all’ordine e ad un realismo classicista. Sono di questa fase le opere “Testa di contadino”, “Casa rossa”, “Sportivi”, “Ragazze in un campo”, “Autoritratto”, “Ritratto della moglie”, “Cavalleria”, “Reapers” e “Il falegname”.

A concludere la mostra due immagini in bianco e nero: l’una riguardante lo studio dell’artista con i suoi disegni, pitture e modelli, e l’altra ci restituisce con vivido realismo la morte di Malevič, avvenuta nel maggio del 1935, un mese circa dopo l’interdizione della visione delle sue opere decisa dal regime sovietico e prolungata fino al 1962.

Grazie a questa retrospettiva con un allestimento sobrio e ben studiato, ho molto apprezzato e rivalutato il movimento suprematista e il suo ideatore, avendo inoltre compreso che il quadrato non è più un semplice quadrato e una croce nera è uguale e nello stesso tempo diversa da una croce rossa. D’ora in poi guarderò con occhi più attenti e scrupolosi le forme geometriche (soprattutto i quadrati) e i colori, indagando quali altri significati si possano celare nelle opere d’arte.

 

 

[1] La mostra dedicata all’artista fondatore del Suprematismo si è svolta dal 2 Ottobre 2015 al 24 Gennaio 2016 presso la GAMeC di Bergamo.

[2] La pièce narra la cacciata del sole ad opera di nuovi uomini capaci di usare la tecnologia per creare fonti di energia nuova.

[3] I costumi presenti nella mostra sono frutto di un’attenta ricostruzione.

[4] Bisogna ricordare che in quegli anni si stavano facendo studi artistici sul quadrato (e sulle forme geometriche), proprio con Vasilij Kandiskij, Piet Mondrian e successivamente con Joseph Albers e Paul Klee.

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